Storia Antica
Uno dei toponimi più antichi è anche quello di “Puteolus Fornuce”, mentre più raramente si trova menzionato come Puteolus de Borlasca (antica parola Ligustica).
Si racconta che ancora prima dell’esistenza del borgo di Pozzolo, nello stesso territorio c’era una località chiamata Borlasca, in cui già esisteva un pozzo. E fu proprio intorno a quel pozzo, sicuramente originato da una fonte naturale, che si instaurò un primo nucleo di abitanti. Per oltre mille anni il Pozzo della Borlasca fu la principale fonte di approvvigionamento dell’acqua per la popolazione pozzolese. I luoghi denominati “Pozzolo” si trovano notoriamente lontano dai grandi corsi d’acqua, in zone dove è necessario scavare dei pozzi o attingere a fondi naturali come le sorgive.
La sola denominazione ci fa in qualche modo capire la sua origine sotto gli Imperatori e Re d’Italia Carlo Vingi o Teutonici, allorché si era aumentata la popolazione.
Verso la fine dell’undicesimo secolo e precisamente nell’anno 1090 quando i Tortonesi, per difendersi dai possibili attacchi dei Marchesi del Bosco e dei Genovesi, edificarono sulla sommità di una terrazza alluvionale in parte naturale e in parte creata ad arte, il “castrum”, consistente in una torre fortificata e circondata da un fossato, che doveva rappresentare un valido baluardo contro le invasioni e l’espansionismo da parte dei possedimenti confinanti con il territorio tortonese.
Nel 1155, dopo la distruzione di Tortona da parte del Barbarossa, anche il castello di Pozzolo venne espugnato, ma fu poi successivamente riconquistato da Obizzo Malaspina con l’aiuto dei Milanesi e quindi restituito a Tortona.
1* Il prefisso “Bor” deriverebbe dal nome del Dio delle acque e significava “acqua”, mentre il suffisso “asca”, molto comune nei nomi di località liguri, indicava il territorio.
Nel 1206 troviamo il Marchese Ottone del Bosco esercitare la sua giurisdizione sul Castello di Pozzolo, ma nel 1210 lo stesso Marchese decise di cedere Pozzolo alla città di Tortona.
Nell’anno 1211 alcuni funzionari tortonesi giunsero a Pozzolo per registrare le Albergarie, che i Pozzolesi sino da tempo anteriore dovevano versare in quanto sudditi di Tortona. Da questo documento si può rilevare che erano già due le Parrocchie presenti nel piccolo Borgo, quella di San Marziano in territorio campestre e quella di San Martino all’interno del nucleo abitato.
Nel 1291 la rocca fu oggetto di un ampliamento e rafforzata, ma anche di questa costruzione le tracce rimaste e visibili, almeno al di sopra del piano campagna, sono scarse.
Nel corso dello stesso anno, in seguito ad un tentativo da parte dei Pozzolesi di ergersi a Comune libero, dopo averli sedati con la forza il 9 giugno 1291 a Tortona vennero convocati gli irrequieti Pozzolesi nel palazzo comunale della Città dinnanzi al Consiglio Generale riunito al suono della campana e dalla voce dal banditore, dove furono firmati i “Patti e convenzioni fra gli uomini di Pozzolo e il comune di Tortona”.
Per la città di Tortona erano intervenuti il rappresentante dei nobili e del popolo Ottino di Montemerlo e il podestà Manfredo di Nazano surrogato dal Vicario Giovanni Brazollo; mentre a rappresentare Pozzolo c'erano Gisberto di Gandi, Oberto Cevo e Bernardo di Marsiglia, i quali accettano a nome e per conto del Comune e degli uomini di Pozzolo di rispettare, osservare e far rispettare i patti infrascritti.
La delibera del Consiglio Generale registrò in questo modo l’assenso dei rappresentanti di Pozzolo: «E’ piaciuto a tutti senza alcun dissenziente che sia compiuto ed osservato quanto infrascritto, promesso ai predetti sindaci (rappresentanti) agenti in nome e per conto del Comune e degli uomini di Pozzolo, da parte del Comune di Tortona e dei podestà tanto attuali quanto futuri, e dei loro funzionari, nonostante alcun decreto o delibera del Consiglio (in futuro) che tutto quanto sopra detto ed il presente scritto debba registrarsi nel libro dei Decreti del Comune di Tortona, e come Decreto debba essere osservato».
Nella delibera il Consiglio di Tortona si dichiarò favorevole alle richieste del Comune e degli uomini di Pozzolo Formigaro; venne quindi richiesto che approvate interamente. Il Consiglio ordinò che tutti gli uomini e le persone giuridiche di Pozzolo fossero esenti da qualsiasi bando o condanna emessa da parte del Comune di Tortona nel presente e per il tempo addietro, e che gli stessi bandi e condanne fossero da subito ritenuti cassati e di nessun valore. Altresì i notai e gli scrivani avrebbero dovuto cancellare dai libri tutti i bandi e le condanne che riguardavano quelli di Pozzolo. I patti e le convezioni fra gli uomini di Pozzolo e il Comune di Tortona si articolarono in tredici richieste da parte degli uomini di Pozzolo.
- Prima richiesta: a Pozzolo fossero istituiti due podestà. Il Comune di Tortona al principio di ogni anno ed in perpetuo avrebbe nominato due podestà a rappresentare l'uno i nobili e l’altro il popolo. I due reggitori dovevano governare in buona fede e senza inganno attenendosi agli Statuti e rispettando i diritti di ciascuno, senza alcuna preferenza.
- Seconda istanza: il Comune di Pozzolo non avrebbe più dovuto essere tenuto a pagare collette a Tortona: i pozzolesi non intendevano essere obbligati da parte del Comune di Tortona o dei loro funzionari a pagare la colletta o altro tributo, sotto qualsivoglia denominazione, finché a pagare tali tributi sarebbe stato il Comune e gli uomini di Novi (la città di Novi era sotto la giurisdizione di Tortona).
- Terza richiesta: gli uomini e il Comune di Pozzolo non dovevano essere accusati dai tortonesi per offese arrecate e i pozzolesi dovevano essere ritenuti assolti da tutte le ingiurie, offese, danni e devastazioni arrecate nel corso degli anni a qualsiasi persona di Tortona e del distretto in qualsiasi occasione “che possa dirsi o pensarsi”. Reciprocamente i tortonesi potevano ritenersi non perseguibili dal Comune e dagli uomini di Pozzolo da tutti i danni causati o fatti e da ogni ingiuria ed offesa, sia di parole che di fatti ad oltraggio dei pozzolesi.
- Quarta richiesta: sei uomini di Pozzolo dovevano entrare a far parte del Consiglio Generale di Tortona: ai sei componenti pozzolesi sarebbero stati riservati tutti i benefici e gli onori concessi ai consiglieri di Tortona.
- Quinta richiesta: gli uomini di Pozzolo dovevano essere considerati a tutti gli effetti anche cittadini di Tortona: i pozzolesi intenzionati a sottostare agli ordini ed al servizio del Comune e della città di Tortona, come popolo, dovevano essere considerati cittadini a tutti gli effetti, al pari dei tortonesi.
- Sesta richiesta: il Comune di Tortona si sarebbe dovuto occupare dei lavori per la fortificazione del castello e dell’abitato di Pozzolo secondo la loro libera volontà.
- Settima richiesta: il Comune di Pozzolo doveva conservare la possibilità di riscuotere il pedaggio: la richiesta fu di continuare ad incamerare una gabella fino a quando la località di Novi sarebbe rimasta in forza al Comune di Tortona.
- Ottava richiesta: doveva essere consentito il trasporto del raccolto di biada superfluo presso la località di Gavi: i pozzolesi avrebbero potuto continuare a vendere la biada superflua agli uomini di Gavi senza richieste di alcun genere da parte del Comune di Tortona.
- Nona richiesta: nessun pozzolese doveva essere costretto al pagamento di debiti verso Novi: al Comune ed agli uomini di Pozzolo non doveva essere fatta alcuna pressione, di diritto o di fatto, da parte di Tortona a pagare un debito al Comune o agli uomini di Novi, e che potessero pagare quanto avrebbero dovuto ai loro creditori senza l’opposizione di Tortona.
- Decima richiesta: gli uomini di Pozzolo potevano aderire ai patti con quelli di Novi, pertanto se il Comune di Tortona avesse intrapreso accordi con Novi, questi sarebbero stati fatti anche con Pozzolo.
- Undicesima richiesta: gli uomini di Pozzolo chiesero che Tortona avrebbe dovuto rilasciare al Comune e agli uomini del Borgo il diritto di galstadìa come aveva avuto negli anni passati sul territorio della Zomellina. I pozzolesi erano a conoscenza che Tortona esercitasse la galstadìa sulla contrada Zomellina, ma intendevano lo stesso chiederne il diritto esclusivo.
- Dodicesima richiesta: venne inoltre chiesto il pagamento dei danni causati agli uomini di Pozzolo: Tortona avrebbe dovuto risarcire ai pozzolesi tutti i danni e guasti “sofferti” commessi nel territorio pozzolasco dal 1° aprile 1291.
- Tredicesima richiesta: l’ultima richiesta dei pozzolesi fu quella di non essere messi sotto accusa, e quindi assolti, per le “cose” asportate dal Marchese di Monferrato e da Pietro da Milano.
Quattro anni più tardi (1295) i Pozzolesi presero le armi e tentarono nuovamente un moto di ribellione piantando l’olmo dell’indipendenza davanti alla porta maestra del borgo, con l’idea di erigersi a Comune autonomo. I Pozzolesi non riuscirono nell’intento, ottenendo però una pace onorevole, anche perché i Tortonesi li avvertirono che avrebbero represso con la forza ogni tentativo di secessione.
Nei decenni successivi, più precisamente intorno alla prima metà del XIV secolo, l’edificio passò sotto i Visconti, signori di Milano, i quali si occuparono di fortificare il borgo assieme al castello.
Goffredo Casalis, nel suo “Vocabolario Geografico e Storico degli Stati di Sua Maestà il Re di Sardegna” scrisse a proposito di Pozzolo: «Sul finire del secolo XIV ed al principio del XV Pozzolo si era ormai ingrandito, abbracciando nella cerchia delle mura anche il Pozzo della Borlasca e la Chiesa di San Martino. Era un castello forte e guarnito. Le mura formavano un quadrato irregolare prolungantesi da nord a sud ed il castello, circondato da un fossato lungo e profondo, era posto su una altura costruita appositamente. Alcuni sotterranei mettevano il castello in comunicazione con il fossato. Le mura, tutte merlate, erano da sei a otto metri e da ogni parte, in particolare ai quattro angoli, contenevano delle torri poste alla distanza di dieci o dodici metri l’una dall’altra. Una sola parte, verso Sud-Est, dava ingresso al castello e qui esisteva un gran torrione largo metri quattro e sessantacinque; nella facciata esterna del torrione si aprivano la porta e la pusterla e vi era il ponte levatoio. Nella facciata interna esisteva un quadrato sotterraneo a gran volta con un pozzo. Alla destra, verso Nord-Ovest, si vedeva una gran torre che era posta a difesa della porta e impediva l’ingresso alla rocca. Costituivano la rocca tre grandi torrioni della larghezza complessiva di metri diciassette e trentacinque e lunghezza ventitré e quaranta. Una fossa separava verso Sud-Est la rocca del Castello. Il tutto era munito di trabocchetti e sotterranei. La rocca aveva la porta e la pusterla con ponti levatoi nel torrione principale verso Sud, pinne e merli ornavano i torrioni».
L’antico “castrum” era così divenuto un impianto difensivo quadrangolare, con un grande torrione al centro e circondato da spesse mura e fossato. Successivamente (siamo nel 1426) con l’infeudazione da parte di Filippo Maria Visconti ad Antonio Anfossi (un castellano di Porta Giovia, il castello di Milano residenza del Visconti), il castello di Pozzolo Formigaro subì ulteriori trasformazioni: nel corso del Trecento, infatti, accanto al torrione era stata edificata una struttura rettangolare, chiamata il Palazzotto, dove risiedeva il feudatario e le guardie.
2* Goffredo Casalis, Vocabolario Geografico e Storico degli Stati di Sua Maestà il Re di Sardegna, Torino, 1849.
Attualmente si trovano i locali della biblioteca al piano terra e la sala del Consiglio comunale nella parte superiore dell’edificio. Venne inoltre realizzato un pozzo, una cantina ed una stalla.
Nel 1451 Francesco Sforza, signore di Milano e padrone di Pozzolo, assegnò la fortezza a Giovanni della Noce con il compito di difenderla dagli attacchi dei Monferrini; con scarsi risultati poiché il castello fu conquistato nel corso dell’anno successivo dalle truppe del marchese Giovanni IV del Monferrato.
Il dominio monferrino tuttavia non durò a lungo, poiché solo qualche mese più tardi Francesco Sforza inviò un imponente esercito guidato da Bartolomeo Colleoni per riconquistare il maniero perduto. Il castello subì danni causati dalle nuove armi d’artiglieria impiegate nella battaglia, e fu così ricostruito nel corso del 1453 proprio dallo stesso Colleoni, che ne seguì personalmente i lavori: venne così innalzata un’imponente e robusta fortezza rispondente alle mutate esigenze dei tempi.
Nel 1454 Francesco Sforza assegnò il feudo di Pozzolo al cugino, il noto condottiero di ventura Micheletto Attendolo, tanto famoso da essere ritratto nel 1450 da Paolo Uccello per il dipinto “La Battaglia di San Romano” (combattuta nel 1432) e conservato al Louvre di Parigi. L’Attendolo abitò effettivamente nel castello assieme alla famiglia, morendo nel 1463 mentre si trovava ancora a Pozzolo, con i discendenti che rimasero proprietari del castello sino al termine del XV secolo.
Dopo vari passaggi di infeudazioni, tra le quali il capitano francese Yves d’Alegre e Ambrogio del Maino. Quest’ultimo era cugino di Agnese del Maino, l’amante di Filippo Maria Visconti, dalla cui relazione nacque Bianca Maria Visconti, moglie del fu Francesco Sforza.
Nel 1527 il feudo di Pozzolo fu acquistato da Domenico Sauli, il quale si occupò della costruzione dell’ala signorile rinascimentale dietro il palazzo, attualmente occupato dagli uffici del Municipio.
La famiglia Sauli rimase proprietaria del castello e dei suoi beni allodiali sino al 1716 quando passò in eredità ai fratelli Scaglia, quindi ai Morando, per arrivare al 1918 quando alla sua morte Giovanni Battista Oddini, figlio adottivo di Giovanni Battista Morando, lasciò il Castello e i beni allodiali in eredità al Comune di Pozzolo Formigaro.