Il Borgo
Iniziamo il breve itinerario guardando la lunga fila di abitazioni che si affacciano sulla Piazza Castello: al centro sorge la ex casa Rovelli, ricca dimora settecentesca, che ha il fronte d’ingresso sul lato opposto.
Di fianco, la Via Carlo Alberto apre uno squarcio suggestivo sull’Oratorio della Santissima Trinità (Battuti Rossi). Anche qui si conservava un Trittico realizzato da Franceschino Boxilio nel 1507, venduto a fine ’800 e riacquistato dalla Provincia di Alessandria nel 1996.
Svoltiamo a sinistra sulla via omonima, interna al recetto. La casa accanto alla chiesa fungeva da ospedale per i pellegrini nel corso del XVII secolo.
Proseguendo sulla medesima via, troviamo il luogo dove per parecchi secoli è stato presente il Pozzo della Borlasca, principale fonte di approvvigionamento idrico del Borgo. Fu chiuso durante i lavori di demolizione dell’isolato su cui sorge oggi un vasto caseggiato a più piani.
Sulla sinistra vediamo l’abside e il campanile dell’Oratorio dell’Assunta (Battuti Bianchi). La facciata dà sulla piazza principale di Pozzolo: da questo punto si ha una visione completa della caratteristica “passeggiata” del paese.
Per i Pozzolesi “la piazza” è passeggio ma anche mercato e pettegolezzo. È lo spazio dove si svolge il mercato settimanale del mercoledì e varie manifestazioni, tra cui la storica Fiera delle Palme, organizzata la domenica precedente la Pasqua.
Sulla destra sorge il Monumento ai Caduti realizzato dallo scultore Pietro Lagostena di Novi Ligure, entro un emiciclo con giardino. Sul lato sinistro, guardando il Monumento, sorgeva il Palazzo della Dogana, retaggio dei secoli in cui Pozzolo Formigaro era avamposto del Ducato di Milano. Dal 1968 al suo posto si erge un moderno edificio a più piani.
Alla nostra sinistra troviamo una bella casa con verande e archetti e, di fronte, il Palazzo Morando, che nel luglio del 1842 ospitò Goffredo Mameli.
Sulla Piazza Italia una scalinata porta alla chiesa parrocchiale di San Martino. Il primo documento che la menziona è del 1196, quando una bolla papale ne conferma l’esistenza.
Nella curtis, poche case intorno al pozzo della Borlasca e prive di cinta bastionata, sorgeva una chiesa campestre dedicata al Santo. L’edificio fu più volte ricostruito: tra XVII e XVIII secolo aveva la facciata rivolta al castello; nel XIX secolo verso la piazza. Interamente riedificata all’inizio del ’900, presenta una facciata romanica e un interno neobizantino a tre navate.
Nella terza cappella sinistra è presente la statua del Santo e, alla sua destra, una tavola raffigurante Sant’Alessandro Sauli. Nell’ultima cappella sinistra si trova una statua policroma ottocentesca della Madonna Addolorata, detta popolarmente “’a Madona der sèt cutlà”.
In fondo alla piazza s’intravede l’unica torretta di guardia rimasta intatta, che chiudeva il recetto a nord. Si può osservare meglio da Via Principe Oddone, immaginando il muro che correva sulla scarpata fino al Castello.
Prima di tornare verso la piazza, si consiglia di inoltrarsi in Via Cottolengo e osservare le scalette che portano alle case alte sulla terrazza, “dietro gli orti”, antico nome della strada.
In Via Roma, cinquanta metri a sud della piazza, troviamo il sagrato di San Nicolò, delimitato da ippocastani. A sinistra si trova il busto di Don Bosco.
Anche la chiesa di San Nicolò è molto antica, benché non si conosca la data di fondazione. Il culto del Santo si diffuse in Europa dopo il trasferimento del suo corpo da Mira a Bari (1087). Nel 1211 le parrocchie erano due: San Martino e San Marziano; successivamente il titolo passò a San Nicolò.
Sulla facciata, ai lati del portale, gli affreschi di Pietro Vignoli raffigurano San Marziano e San Nicolò. All’interno due tele del ’700 ritraggono San Nicolò in gloria, di Paolo Borroni, e Santa Caterina, di Giovanni Battista Chiappè.
All’esterno, sul fianco della chiesa, è incastonata una stele marmorea romana del I sec. d.C.; sul lato cortile è murata una lapide del 1650 che ricorda la ricostruzione della chiesa campestre dedicata a San Marziano.
Oltre il passaggio a livello, presso il Cimitero comunale, troviamo la Chiesa di Nostra Signora delle Ghiare o di San Sebastiano, recentemente restaurata. È il luogo di culto più antico di Pozzolo, sorto su una cappella dedicata a San Michele Arcangelo, venerato dai Longobardi.
Qui sorse il monastero femminile di Sancta Maria Vallis Clarae, poi passato ai padri Agostiniani fino alla soppressione napoleonica. La chiesa è di proprietà comunale dall’inizio del XVII secolo.
Una parte degli affreschi delle Ghiare fu asportata nel 1960 con la tecnica dello strappo e trasferita in Comune, dove oggi è visibile nella Sala del Consiglio.
Oltre la chiesa, nella piana assolata, gli sparsi casali testimoniano l’antica vita agricola, quando tutt’intorno si stendevano vigneti che producevano storici vini come nerello, bacò, moretto, croatina e cenerina. Nell’agro fraschetano sopravvive ancora qualche bettola tradizionale.
Nella campagna pozzolasca resistono solitarie file di gelsi, memoria dell’antica attività dell’allevamento del baco da seta, praticata fino all’inizio del XX secolo.
Una particolarità dell’architettura spontanea locale è la casa in terra battuta, detta anticamente “Trunere”, modellata con un impasto di rossa gleba locale.